Gli animali parlano, ma solo a chi sa ascoltarli!
Nel nostro Paese ci sono più di sette milioni di cani ed il 55 % delle famiglie italiane ne possiede almeno uno.
Il valore del rapporto uomo-animale è stato più volte sottolineato sia dalla legislazione europea, che nazionale.
«Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale» così recita l’art.1 della Legge 281/1991.
Ormai il cane è un membro della famiglia a tutti gli effetti.
Gli animali d’affezione, infatti, vengono riconosciuti come un “esseri senzienti” e la relazione uomo-animale si evolve : oggi parliamo di adozione, anziché di proprietà.
Indice rivelatore di tale evoluzione è rappresentato, altresì, dalla diffusione di pronunce che riconoscono il diritto di visita in carcere al cane del detenuto, in quanto membro della famiglia, o il diritto di visita in ospedale al cane del paziente ricoverato, perché ritenuto una attività realizzatrice della personalità umana.
Così come è stata considerata legittima la facoltà dei coniugi, in sede di separazione consensuale, di regolare la permanenza degli animali d’affezione presso l’una o l’altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari-adottanti deve seguire per il relativo mantenimento.
Molto interessante e decisamente innovativa è stata, inoltre, la proposta di legge che mirava a creare un collegamento diretto tra l’Anagrafe Canina di competenza regionale e lo stato di famiglia di ogni proprietario-adottante, mediante l’uso dei Web Service.
In attesa che il nostro “pelosetto” venga inserito nello stato di famiglia, non dobbiamo dimenticare le disposizioni che il Codice della Strada dedica a tutela degli animali in caso di incidente.
L’utente della strada, infatti, che con il suo comportamento determina un danno a uno o più animali d’affezione, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno.
E poi che dire della “pet eredità?”
Sebbene poco conosciuta, sembra che siano state stimate in trentacinque miliardi di euro le eredità percepite dai cani, gatti e altri animali d’affezione.
E’ pur vero che gli animali non possono essere nominati eredi diretti, ma è possibile che diventino indirettamente beneficiari di un testamento.
Si può, infatti, designare come erede diretto una persona fisica o giuridica (associazione o fondazione) che amministri l’eredità e assicuri all’animale vitto, alloggio e le cure necessarie.
La fedeltà di un cane è un dono prezioso che ci impone obblighi morali molto impegnativi. Quel rapporto unico ed inimitabile che solo un amico peloso può donarci, dobbiamo assolutamente meritarlo.



