Separazione giudiziale

 

 

Cos’è la separazione giudiziale

Si parla di separazione personale quando i coniugi in crisi decidono di interrompere la convivenza e di sospendere alcune effetti del matrimonio e di attenuare così il vincolo matrimoniale.

I coniugi possono scegliere tra separazione giudiziale o separazione consensuale.

La separazione consensuale si basa su di accordo intercorso tra i coniugi che viene presentato al Tribunale competente con l’aiuto e l’assistenza di un avvocato scelto di comune accordo o da due avvocati qualora moglie e marito decidano di avvalersi ognuno del proprio legale di fiducia.

Se, invece, i coniugi non trovano l’accordo su come regolare i loro rapporti relativi all’affidamento e al mantenimento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale ed alle questioni patrimoniali, si deve necessariamente ricorrere alla separazione giudiziale che consiste in una vera e propria lite giudiziale.

La separazione giudiziale è una causa attraverso la quale i coniugi chiedono al Tribunale competente del luogo in cui hanno avuto la loro ultima residenza di pronunciare una sentenza di separazione che regoli i loro rapporti, essendo cessata la loro convivenza.

Il procedimento in Tribunale

La separazione giudiziale consiste in un vero e proprio procedimento civile contenzioso. Il coniuge più intraprendente propone un ricorso che deve contenere l’esposizione dei fatti e delle motivazione per cui si chiede la separazione, indicando nel contempo l’esistenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Una volta presentata la domanda di separazione è possibile allontanarsi dalla casa familiare senza incorrere in alcuna causa di addebito.

Il ricorso deve proporsi al Tribunale del luogo di ultima residenza comune dei coniugi o, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio.

Il Presidente del Tribunale, nei cinque giorni successivi il deposito del ricorso, fissa con decreto il giorno della comparizione dei coniugi davanti a sé e il termine per la notificazione del ricorso e del decreto. L’udienza deve essere tenuta entro novanta giorni dal deposito del ricorso stesso.

All’udienza di comparizione i coniugi dovranno presentarsi con i propri difensori di fiducia e verranno sentiti dal Presidente del Tribunale, dapprima separatamente e poi congiuntamente insieme ai rispettivi avvocati. Lo scopo di tale udienza è quello di verificare se ci sono margini per una conciliazione.

Sono rarissimi i casi di riconciliazione dei coniugi, mentre è più probabile che in quella sede i coniugi riescano a trovare un accordo economico e per la gestione dei figli trasformando così la separazione da giudiziale in consensuale.

Si può anche verificare che il coniuge convenuto non si presenti all’udienza di comparizione fissata: in questo caso, il Presidente del Tribunale potrà fissare una nuova udienza per la comparizione e ordina il rinnovo della notificazione del ricorso e del decreto di fissazione.

Se, invece, la conciliazione non riesce, il Presidente emette i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e dei figli e decide in ordine alla assegnazione della casa coniugale.

I provvedimenti presidenziali sono molto importanti in quanto stabiliscono delle regole a cui i coniugi devono attenersi per tutta la fase del giudizio fino a quando non verrà emessa la sentenza definitiva.

I provvedimenti del Presidente del Tribunale:

  • autorizzano i coniugi a vivere separatamente
  • regolamentano l’affidamento dei figli ed il loro collocamento
  • regolano le modalità di visita del genitore non collocatario
  • determinano l’ammontare di un eventuale assegno di mantenimento per il coniuge e per i figli
  • assegnano la casa familiare

Con la medesima ordinanza il Presidente del Tribunale nomina il giudice istruttore e fissa la data di comparizione dei coniugi innanzi a lui per il proseguo della causa.

I presupposti della separazione giudiziale

Il presupposto di base per chiedere la separazione è l’intollerabilità della convivenza.

I coniugi possono chiedere al Tribunale la separazione quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole (art. 151 c.c.).

Ma cosa si intende per intollerabilità della convivenza? La convivenza può diventare intollerabile per diversi motivi: intollerabilità di carattere, contrasto tra culture, conflitti religiosi, manifestazioni di distacco e disaffezione o distacco fisico spirituale e psicologico, violenza, infedeltà etc).

L’addebito

Quando l’intollerabilità della convivenza o il pregiudizio della prole sono la conseguenza diretta della violazione da parte di un coniuge dei doveri derivanti dal matrimonio, l’altro coniuge può chiedere la separazione con addebito ed il giudice, pronunziando la separazione, dichiara a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione.

La pronuncia di addebito della separazione giudiziale determina delle conseguenze di ordine patrimoniale ed economico. Infatti, al coniuge che viene dichiarato responsabile della separazione non viene riconosciuto l’assegno di mantenimento pur rimanendo titolare del diritto agli alimenti se ne ricorrono i presupposti (stato di bisogno, incapacità di provvedere anche in parte al proprio sostentamento economico e capacità economica del coniuge).

Il coniuge colpevole, ovvero il coniuge cui è stata addebitata la responsabilità della separazione, subisce anche una limitazione dei suoi diritti successori nei confronti del patrimonio dell’altro coniuge. Infatti i diritti successori del coniuge superstite si riducono esclusivamente ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Gli effetti della separazione giudiziale

La separazione personale ha effetti sia sulla sfera personale che economico-patrimoniale dei coniugi.

Innanzitutto i coniugi acquisiscono lo status giuridico di separati, il vincolo matrimoniale si attenua e non sono più tenuti all’obbligo della convivenza né a quello di reciproca fedeltà. Vengono meno anche gli obblighi di assistenza reciproca.

Dal momento in cui passa in giudicato la sentenza di separazione si passa ad un regime di separazione patrimoniale.

L’assegno di mantenimento per il coniuge più debole

Il Giudice, nel momento in cui pronuncia la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge economicamente più debole a cui non è addebitabile la separazione, il diritto a ricevere dal’altro coniuge un assegno di mantenimento che dovrà essere parametrato al tenore di vita avuto nel corso del matrimonio.

Lo scopo dell’assegno di mantenimento è quello di limitare gli effetti economici ingiusti di una separazione, fornendo un reddito continuativo al coniuge che non guadagna o che guadagna meno dell’altro.

Attenzione: l’assegno di mantenimento non ha una funzione compensativa, ovvero non deve ricompensare il coniuge dei eventuali sacrifici fatti durante il matrimonio, e neppure funzione risarcitoria, ovvero non deve risarcire il coniuge delle conseguenze negative della cessazione della convivenza. L’assegno di mantenimento deve avere una funzione assistenziale e perequativa, tener conto delle rispettive condizioni economico-patrimoniali previo accertamento di un effettivo stato di bisogno.

L’assegno di mantenimento per i figli

Se ci sono figli minori il giudice dispone anche il versamento di un  assegno di contribuzione al loro mantenimento. Trattasi di un sostegno economico periodico, un assegno a cadenza mensile che l’ex coniuge non collocatario dei figli è destinato a versare all’altro coniuge per il loro mantenimento e cura.

Il dovere dei genitori di mantenere i figli  si esaurisce con il raggiungimento della maggiore età, a meno che il figlio lo richieda e dimostri di essersi impegnato per la propria preparazione professionale sia per la ricerca di una occupazione lavorativa.

L’assegnazione della casa coniugale

Il giudice nella separazione giudiziale assegna la casa coniugale ad uno dei coniugi tenendo conto dell’interesse primario dei figli.

Per assegnazione della casa coniugale si intende il diritto di godimento della casa, senza intaccare in alcun modo i diritti di proprietà o altri diritti reali che i coniugi vantano sull’immobile.

Il giudice decide sulla assegnazione della casa coniugale solo se ci sono figli minori o figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti per tutelare il loro interesse a non subire un allontanamento dalla casa in cui sono nati o si è svolta gran parte della loro vita.

L’affidamento dei figli 

In caso di separazione, i figli minori della coppia hanno diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Si tratta del c.d. diritto alla bigenitorialità.

La regola generale che si applica in ordine all’affidamento dei figli minori in sede di separazione è quella dell’affidamento condiviso, secondo la quale i figli minori devono essere affidati ad entrambi i genitori. Ciò comporta che entrambi i genitori, sebbene separati, devono condividere le decisioni di maggiore importanza relative alla educazione, salute e istruzione dei figli in ottemperanza alla loro reciproca responsabilità genitoriale.

“La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli, relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.” (art. 337 ter c.c.)

La disciplina dell’affidamento non si applica ai figli che hanno raggiunto la maggiore età.

L’ascolto del minore nel procedimento di separazione giudiziale

Anche il  minore ha diritto di essere ascoltato nel procedimento di separazione giudiziale dei genitori qualora vengano presi provvedimenti che lo riguardano e purché abbia compiuto gli anni 12.

L’art. 315 bis, comma III, cod. civ. riconosce il diritto del fanciullo – che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore se capace di discernimento – ad essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano.

L’art. 336 bis, cod. civ. dispone che il minore sia ascoltato dal giudice nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo interessano, salvo il caso in cui l’ascolto sia in contrasto con il suo interesse o manifestamente superfluo.

I documenti necessari

Per chiedere la separazione giudiziale al ricorso devono essere allegati i seguenti documenti:

  • Estratto dell’atto di matrimonio
  • Certificato di residenza di entrambi i coniugi
  • Certificato di stato di famiglia di entrambi i coniugi
  • Copia delle ultime tre dichiarazioni dei redditi

I tempi per il divorzio

In caso di separazione giudiziale è possibile divorziare dopo che sia trascorso un anno dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale. Solo se si propone una separazione consensuale il termine per divorziare è di sei mesi che decorrono sempre dalla prima udienza di comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale competente.

La fase eventuale di riconciliazione dei coniugi

Non tutte le separazioni finiscono con un divorzio. Alcune, sebbene rare, possono concludersi con una vera e propria riconciliazione.

La riconciliazione tra i coniugi comporta l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta” (art. 154 c.c.).

Ai fini di una vera e propria riconciliazione è necessario che venga ripristinata con elementi oggettivi inequivocabili una volontà a ricostituire l’unione coniugale, una vera e propria ripresa della comunione spirituale e materiale fra i coniugi. Non è infatti sufficiente una ripresa della coabitazione in via sperimentale e per un breve periodo.

Ovviamente, una volta avvenuta la riconciliazione, non sarà possibile divorziare direttamente. Il procedimento di separazione dovrà iniziare integralmente da capo.

L’assistenza legale

Lo Studio Legale Forani presta assistenza e consulenza per processi di separazione giudiziale su tutto il territorio nazionale.

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1. utilizzando l’apposito modulo di contatto;

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