Divorzio congiunto

 

 

Il divorzio consensuale o congiunto è la procedura giudiziaria successiva alla separazione dei coniugi con la quale si procede al definitivo scioglimento del matrimonio.

La procedura di divorzio congiunto viene avviata consensualmente da entrambi i coniugi, che stabiliscono di comune accordo tutte le condizioni che regolano la fine del vincolo coniugale ovvero il mantenimento dei figli, l’assegno divorzile e la gestione dei beni comuni.

Il divorzio giudiziale è, invece, una procedura successiva alla separazione che consente ad un coniuge di sciogliere definitivamente il vincolo matrimoniale anche contro la volontà dell’altro.

Si ricorre al  divorzio giudiziale anche quando non vi è accordo tra i due coniugi su come verrà gestita la parte finale del matrimonio e quali saranno gli effetti dello scioglimento sul piano patrimoniale e relazionale.

Con questa procedura si ottiene dal giudice una sentenza che determinerà, oltre allo scioglimento del matrimonio, anche la disciplina dei rapporti della coppia successivamente al divorzio.

Le condizioni per chiedere il divorzio

Il divorzio può essere chiesto in casi tassativi e precisamente :

  • quando vi è una separazione personale dei coniugi che si protrae da almeno sei mesi (se la separazione è consensuale) o di un anno (se la separazione è giudiziale);
  • quando il coniuge ottiene all’estero l’annullamento o lo scioglimento del proprio matrimonio o quando contrae all’estero un nuovo matrimonio;
  • quando il matrimonio non è stato consumato;
  • quando è passata in giudicato la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso;
  • quando l’altro coniuge è stato condannato per un reato per cui il nostro ordinamento prevede una pena pari all’ergastolo o superiore a 15 anni; in alternativa, per un reato – a prescindere dalla pena – individuati dall’art. 3 della legge sul divorzio (ad esempio, tentato omicidio ai danni del coniuge).

La domanda congiunta di divorzio

La domanda congiunta di divorzio si presenta con ricorso, indirizzato al Tribunale competente (quello nel luogo di residenza o di domicilio di uno dei due coniugi) e dovrà contenere:

  • i fatti e gli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili (in caso di matrimonio concordatario);
  • l’esistenza di figli di entrambi i coniugi;
  • le condizioni relative ai figli e ai rapporti economici;
  • le ultime dichiarazioni dei redditi di ogni componente della coppia;
  • l’atto di matrimonio, lo stato di famiglia, il certificato di residenza di entrambi i coniugi, la copia autentica del verbale di separazione consensuale o della sentenza di separazione giudiziale e la nota di iscrizione a ruolo.

Il divorzio con la negoziazione assistita

I coniugi possono divorziare congiuntamente senza ricorrere al Giudice ma attivando la procedura di negoziazione assistita che si avvia dinanzi agli avvocati (uno per parte) anche in presenza di figli.

La procedura funzione in questo modo: un coniuge si rivolge al proprio avvocato di fiducia affinché quest’ultimo inviti l’altro ad aderire ad una convenzione di negoziazione assistita. Se c’è adesione, gli avvocati concludono una convenzione e si impegnano a raggiungere un accordo entro un termine stabilito dalla legge.

La negoziazione assistita non è alto che un mezzo attraverso il quale i coniugi possono raggiungere e perfezionare un accordo su tutti gli aspetti, non solo patrimoniali, relativi al divorzio. Tale accordo è valido anche in presenza di figli minori.

Una volta raggiunto l’accordo questo dovrà essere depositato a cura degli avvocati presso la procura della Repubblica. Il Pubblico Ministero lo valuterà e rilascerà un nulla osta se non vi sono figli minorenni, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o non economicamente autosufficienti, o in caso contrario rilascerà una autorizzazione. L’accordo poi, sempre a cura degli avvocati, dovrà essere trasmesso all’Ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato trascritto o iscritto per le annotazioni previste dalla legge.

Il divorzio davanti al Sindaco

E’ possibile divorziare davanti al Sindaco con l’assistenza facoltativa dell’avvocato, ma solo se non ci sono figli o se i figli sono maggiorenni, capaci e senza handicap gravi e sono economicamente autosufficienti.

L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale, ma può prevedere l’obbligo di pagare un assegno divorzile ma non il pagamento in un’unica soluzione dell’assegno periodico di divorzio.

Il Sindaco, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire nuovamente di fronte a sé non prima di 30 giorni per la conferma dell’accordo. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo.

Se, invece, l’accordo viene confermato il Sindaco deve immediatamente comunicare l’avvenuta iscrizione nei registri di stato civile.

I documenti necessari

Per presentare il ricorso per il divorzio congiunto o per la procedura di negoziazione assistita bisogna allegare la seguente documentazione:

  • estratto integrale dell’atto di matrimonio, da richiedersi presso l’ufficio dello stato civile del Comune di celebrazione del matrimonio
  • stato di famiglia di ciascun coniuge, da richiedersi presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza di ciascun coniuge
  • certificati di residenza di ciascun coniuge da richiedersi presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza.
  • copia autentica del verbale di separazione consensuale  con il relativo decreto di omologa oppure della sentenza di separazione giudiziale con la relativa attestazione che la stessa sia passata in giudicato. Tali documenti possono richiedersi presso la cancelleria del Tribunale che ha pronunciato i relativi provvedimenti
  • dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di ciascun coniuge
  • copia dei documenti di identità e dei codici fiscali di ciascun coniuge

L’assistenza legale

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